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Associazione Culturale Maglie Jazz "T.S. Monk"

Maglie Jazz 2005

Maglie 27-28-29 Luglio 2005

Torna il Jazz a Maglie; in realtà, da qualche anno ha dimora stabile nella bella città salentina.
Il merito è tutto dell’associazione culturale (e quindi no-profit!) “T.S.Monk” che festeggia quest’anno l’ottavo compleanno, e lo fa nel migliore dei modi, regalando ai salentini e ai tanti turisti tre appuntamenti con del sano Jazz.
Le cornici hanno fatto il resto: per le prime due serate era la splendida Villa Tamborino, gioiello verde del Salento, ad avvolgere silente i suoni del World Wide Group e di Francesca Sortino; il concerto della Columbus Youth Jazz Orchestra, conclusivo della rassegna, è stato ospitato invece dalla struttura polifunzionale “La Conca”.
In quest’ultimi anni il Jazz in Italia s’è diffuso sempre più capillarmente, continuando a proliferare ma spesso riducendosi ad una moda aristocratica, un costume altoborghese, facendo in tal modo lievitare esageratamente il costo del biglietto – un lusso ormai alcuni spettacoli, Keith Jarret su tutti –; capita così di trovare, segnatamente a concerti d’una certo importanza, signore inghirlandate e compagni sbadiglianti ma con la faccia (solo quella!) di cultori del genere.
L’associazione magliese s’estranea invece da questa linea, riuscendo a proporre ogni estate appuntamenti di buon livello e rigorosamente gratuiti.
Ma passiamo alla musica, quella suonata.
L’apertura della rassegna è toccata a Fabio Mariani con il suo “World Wide Group” che vedeva come ospite d’onore al piano lo strepitoso Antonio Faraò.
Il gruppo, fondato da pochi mesi, ha proposto lavori propri tratti dall’album di debutto “Jazz Appeal”, alternati da alcuni standard, dimostrando buon gusto negli arrangiamenti, raffinati e morbidi.
Non poteva essere altrimenti conoscendo l’esperienza e l’eclettismo di Mariani, autore tra l’altro del “trattato di chitarra jazz”, forse il più studiato in Italia, e fondatore dell’Università della Musica di Roma, padrone di straordinaria tecnica e sensibilità ritmica, delicato sui temi e larghi e lenti, impeccabile (o quasi, stasera!) nei fraseggi veloci.
Altro protagonista della serata è stato il quarantenne Antonio Faraò, che continua ad appassionare col suo pianismo vigoroso, ritmico, ma anche melodico e chiaro al contempo; i momenti più intensi ed eccitati del concerto sono stati proprio i suoi assolo.
Tuttavia l’atmosfera sul palco non s’è mai veramente scaldata, sia per il pubblico ancora un po’ timido e disorientato – non è cosa quotidiana sentire tali suoni dai nostri “cari” mass-media –, sia per i musicisti evidentemente non proprio in stato di grazia.
Ciò non scalfisce, in ogni caso, l’elevata qualità di una musica sempre più presente nella nostra terra e oggi ancor più di ieri.
Ben diverso è stato invece il clima del secondo appuntamento; Francesca Sortino e la sua band hanno presentato il nuovo progetto dal titolo “Kiss Me”, un avventuroso quanto affascinante viaggio nella canzone italiana, da Ba…ba…baciami piccina (divenuta Kiss me) a Luglio (Something is happening), passando per Gloria (idem), L’edera (Constantly), Addormentarmi così (So ends my search for a dream), Azzurro (Blue skies), fin giù al ‘700 con la splendida Te voio bene assaie di Donizetti tradotta in On the Naples sea.
Ed appunto nella traduzione di tutti i brani nella lingua d’origine del Jazz sta la novità vera di questo lavoro; già nel passato molti si erano impegnati in riarrangiamenti di “standard” italiani in chiave jazz, ma questi conservavano l’idioma originale.
La Sortino ha invece ritenuto, senza sbagliare, più adeguata la lingua anglosassone, quantomeno per una questione di ritmo e di suono.
Chi scrive ritiene, però, che anche con la nostra lingua si possano ottenere preziosi risultati in campo jazz, in particolare con brani dallo spiccato carattere melodico come i succitati; senza dubbio si otterrebbero altre sonorità, altro sound, si approderebbe su altre spiagge, ma non è proprio questo il segreto, l’elisir di lunga vita del Jazz?
Rientriamo dalla digressione per continuare a parlare dell’esibizione.
In particolare colpiva il calore emanato dal palco, la vivacità dei musicisti ed il loro interplay, la limpidissima ed eccezionale tecnica vocale della cantante romana, capace di uno scat da vera jazz-lady e di un fraseggio finalmente musicale e strumentistico.
Ottima anche la prova di Alessandro Minetto (batteria) – swing davvero invidiabile - e del compagno di ritmo Alessandro Maiorino (contrabbasso), perfetto e intenso anche nell’insolito duo con la cantante.
Robert Bonisolo al sax tenore, con foga e buon’escursione timbrica, e Pietro Lusso – lavoro di fino il suo per tessere le trame armoniche – al piano, completano la formazione.
Un’ultima osservazione è d’obbligo e riguarda la gestione delle dinamiche, davvero lodevole e frutto di una conoscenza ormai profonda tra gli artisti, ma anche sicuramente della personalità musicale di Francesca Sortino, che non a caso sembrava essere la vera “direttrice d’orchestra”, ruolo quanto meno insolito per una/un cantante.
A conclusione del festival, la Columbus Youth Jazz Orchestra (CYJO) ha ripercorso le strade dei grandi maestri del Jazz per big band, dallo swing anni ‘30-‘40 di Duke Ellington e Count Basie - immagini sacre del Jazz ballabile “nero” che, di contro al “bianco”, manteneva ancora forti legami con quello tradizionale d’un decennio prima – all’Afro-Cuban bop dell’allegro gigione Dizzy Gillespie, maestro nel concertare ritmi antillesi, armonie e melodie bop.
E ancora da Charles Mingus, il Dr. Jekill/Mr. Hide del Jazz per la proteiforme personalità umana e musicale, a Benny Carter, arrangiatore, compositore e solista eccelso del sax alto ma anche del clarinetto e della tromba.
La fondazione della CYJO risale al 1973, e si poneva come fine la preparazione dei migliori studenti americani nel dominio del Jazz classico.
Oggi questo scopo è stato ampiamente raggiunto e superato, meglio, l’orchestra è ormai una solida realtà musicale e concertistica oltre che didattica, e vanta numerose e prestigiose collaborazioni, guidata da Todd A. Stoll, che oltre a svolgere attività d’insegnamento e ad occuparsi della direzione orchestrale s’è dimostrato anche buono e limpido trombettista.
Il pubblico, poi, ha risposto bene alla proposta certo inconsueta di questo genere, sia per la connaturata orecchiabilità sia per la buona esecuzione degli artisti.
Chiudiamo il resoconto di MAGLIE JAZZ 2005 con i rinnovati elogi all’associazione “T.S.Monk”, coraggiosa promotrice e organizzatrice dell’evento, con i migliori auguri ed auspici per le attività a venire.

Marco Leopizzi